Storia & Storie















 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sant'Elena Sannita ha preso l'attuale nome nel 1896; precedentemente era chiamato Cameli come si può riscontrare nei documenti più antichi e in maniera molto più pratica, chiedendo ad una persona anziana di definire un abitante di S.Elena; egli non esiterà a definirlo Camelorio.
L'antico nome spiega anche la ragione per cui nel campo dello stemma cittadino è raffigurato un cammello circondato da un ramo di quercia e uno di ulivo. Lo Stemma comunale è scolpito sulla Balaustra del pulpito nella parrocchia di S.Michele Arcangelo.

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L'origine di questo nome particolare è incerta: la leggenda narra che sia stato attribuito dagli abitanti dei paesi limitrofi che beffeggiavano i Santelenesi chiamandoli "cameli" cioè cammelli, uomini di scarsa intelligenza. Questa diceria non era affatto gradita agli abitanti di Sant'Elena, perciò nel 1896 decisero di cambiar nome. Questa simpatica storia tuttavia è solo una leggenda, infatti il nome Cameli deriva dal nome del primo feudatario che ne ebbe possesso nel periodo normanno: Ugo de Camelo. Nel 1896 comunque si decise di cambiare nome al paese e venne scelto il nome di Sant'Elena in onore della Santa madre del grande imperatore Costantino, che con la croce sulle spalle, nonostante la sua veneranda età, raggiunse la Terra Santa e anche in onore della principessa Elena del Montenegro sposa del principe ereditario Vittorio Emanuele III di Savoia.

La storia del comune non è ricca di eventi di particolare rilievo storico, ma coincide con le vicende dei signori feudali che ne ebbero possesso. Si hanno notizie che riguardano Cameli a partire dal XI sec. quando era in possesso di Ugo de Camelo, ma abbiamo notizie di altri feudatari solo a partire dal XV sec, quando ne presero possesso gli Orsini, ai quali seguirono i Montagano. Nel 1500 era proprietario del feudo Giovan Francesco Santomago, al quale, qualche anno dopo, subentrò Francesco De Astuto. In questo periodo l'agglomerato urbano di Cameli era un piccolo borgo costituito da una strada che andava dalla porta nord (all'altezza dell'attuale vico 2° rinforzi) all'entrata del palazzo baronale, questa era lastricata con pietra locale; a destra e a sinistra si diramavano piccoli vicoli tuttora esistenti su cui si affacciavano le abitazioni. Due strade esterne al centro abitato conducevano alle campagne circostanti; una si inerpicava per la località Le Teglie (chiamata così per la presenza di numerosi alberi di Tiglio), l'altra fiancheggiando le case sul versante nord, conduceva ai campi del piano delle Vigne, della Valle dei Santi e ai boschi limitrofi.

Poiché la famiglia de Astuto non ebbe più eredi la proprietà del feudo passò prima alla famiglia Marchesano e poi alla famiglia Tamburro che ne tenne la proprietà fino all'abolizione del sistema feudale.

Sono in possesso di un frammento risalente all'epoca dell'unità d'Italia, precisamente al 1863 quando immagino per regio ordine è stata fatta una ricognizione del territorio neo-conquistato piccolo regno sabaudo.
La descrizione di Cameli è simpatica e relativamente dettagliata...

'' CAMELI - comune nel Napoletano, provincia di Molise, circondario di Isernia, mandamento di Frosolone. Ha una popolazione secondo l'ultimo censimento (1862), di 1414 abitanti (589 maschi e 825 femmine). Attualmente (1865) conta 1558 abitanti (733 maschi e 825 femmine).
La sua guardia nazionale nel 1865 constava di una compagnia con 82 militi attivi e 23 di riserva; totale di 105 militi. La mobilizzabile è di 32 militi.
Gli elettori politici sono inscritti nelle liste elettorali del collegio di Bojano; nel 1863 erano 8.
L'ufficio postale è a Frosolone.
Pel dazio consumo è comune di quinta classe.
Il suo territorio è alquanto ubertoso in viti, cereali e pascoli, che danno buon nutrimento al bestiame che vi si alleva: in alcuni luoghi è coperto anche da bellissimi boschi.
Il capoluogo è un borgo formato da diversi bei fabbricati, tra cui si notano alcune chiese. Possiede due monti frumentari, uno comunale ed uno appartenente ad un'arciconfraternita sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie; ha pure altre opere piu che godono una rendita sufficiente ai bisogni della popolazione. Dista chilometri 23.14 a scirocco da Isernia e circa 12 a ponente da Campobasso. [...] ''

Agli inzi del 900 Sant'Elena contava circa 2000 abitanti e l'agglomerato urbano si estendeva dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie fino all'inizio di corso Garibaldi. Durante la prima metà del secolo scorso vennero costruite ed asfaltate la via Nova e via Roma che passa esternamente rispetto al paese e porta dal Saletto fino a piazza Sant'Angelo. Vennero poi gradualmnte ampliate e ristrutturate le 'masserie' e le stalle che costeggiano l'attuale Corso Gaibaldi fino a far assumere al Paese l'aspetto che tutti conosciamo.

Qualche frammento estrapolato da documenti originali...

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Storia di un Santelenese "tipo"

Non avendo di che vivere, se non di agricoltura e pastorizia, nei primi anni del secolo, al contrario di quasi tutti gli emigranti italiani non va a cercar fortuna all'estero, bensì, con la mola per arrotare forbici e coltelli montata su un semplice carretto spinto a braccia si reca verso Roma e Napoli spingendosi fino nelle Marche. 

Nel primo dopoguerra soleva acquistare utensili grezzi per poi arrotarli e portarli con se nelle città in cui si recava, lì girando con il suo carretto li vendeva e ne affilava altri. Per le ricorrenze importanti e gli appuntamenti annuali come la mietitura o la vendemmia tornava a casa per passare un po’ di tempo con la famiglia, aiutarla nei lavori pesanti e anche per portarle i soldi guadagnati.  La maggior parte di coloro che emigrarono intrapresero l'attività di arrotino; questa caratteristica che accomuna un po' tutti gli emigrati Santelenesi è dovuta alla vicinanza con il comune di Frosolone (centro di modesto rilievo economico) che vanta un'esperienza ormai secolare nella forgiatura di strumenti da taglio. I figli di questi arrotini, una volta sposati andarono direttamente a vivere altrove (prevalentemente a Roma e Napoli) riuscendo talvolta a insediarsi tutti nello stesso quartiere. Esempio tipico è il  Pigneto a Roma ribattezzato scherzosamente "little Sant'Elena".

Qualcuno riuscì ad aprire una piccola bottega, da qui a diventare profumieri, sembra strano, ma il salto è abbastanza immediato, infatti presto insieme ai rasoi e le lame da barba i clienti iniziarono a richiedere saponi e accessori, prodotti di bassa profumeria. Quindi nel giro di qualche anno l'attività che li rese famosi per la loro abilità, passò in secondo piano e cominciarono a fiorire eleganti e ricche profumerie che ancora oggi possiamo ammirare nelle nostre città.