Architettura
   



Pur non avendo strutture architettoniche di interesse artistico nazionale il Paese possiede alcuni esempi
di pittura
degni di nota, quanto meno nel contesto regionale.

Il Molise non è mai stata terra di artisti ed eroi, ma i suoi abitanti sono sempre stati contraddistinti da
una fede ferrea ed incrollabile, riscontriamo questa caratteristica nell'enorme attenzione delle
varie amministrazioni che si sono succedute al mantenimento ed all'ampliamento delle struttre destinate al culto
della Vergine e dei Santi.

    La Parrocchia di San Michele Arcangelo

 

E' situata sulla collina più alta del territorio urbanizzato, l'accesso è consentito da una
imponente scalinata in pietra che sovrasta l'area sottostante.
Venne costruita come chiesa secondaria dedicata al culto di Sant'Angelo, traccia del quale
possiamo ritrovare nei nomi delle strade adiacenti la chiesa.
La struttura è molto semplice: impianto a navata singola con tre cappelloni per lato
dedicati ognuno al culto di un Santo, davanti all'ingresso principale si erge il baldacchino
dedicato al patrono san Michele Arcangelo, il cui culto risale al 1628, anno in cui
venne commissionata una una statua lignea per poter celebrare degnamente un santo
di cui il paese vanta numerose reliquie.
Nell'abside sono conservati gli otto gruppi scultorei dedicati al culto di Santa Filomena.
L'attuale organizzazione dello spazio architettonico la dobbiamo al drastico intervento di
recupero progettato da Don Domenico Prezioso, geometra e personaggio di spicco
all'interno della comunità, effettuato nel 1937. Ha ridisegnato il coro il campanile il tosello i
cappelloni interni e l'intera facciata.

Durante questi lavori furono rinvenute le tracce di un antico quanto vasto cimitero; è quindi facilmente presumibile che i vari signorotti abbiano voluto costruire cappelle funebri per le loro famgilie che successivamente sono state inglobate in una struttura più ampia e razionale divenuta chiesa per il culto dei santi a cui erano devote quelle famiglie.

La chiesa si sant'Angelo è una delle poche sopravvissute al degrado e all'assoluta mancanza di fondi per il restauro, infatti nei documenti notarili del Comune e della Provincia troviamo traccia di numerose chiese ad oggi non rintracciabili sul territorio; i vescovi che di tanto in tanto facevano visita al comune erano soliti
lamentarsi della povertà degli ornamenti e talvolta della assoluta mancanza degli strumenti necessari all'esercizio della Santa Messa.

Ad oggi è la Chiesa più grande dove di consueto vengono celebrate le Messe solenni. con il passare degli anni la volta e le pareti si sono andate via via arricchendo di affreschi, dono di vari personaggi facoltosi o semplici devoti che hanno donato alla chiesa i risparmi di una vita.

Da notare le deposizioni di Mario Liberato De Tollis e Domenico Prezioso*.
*Ringrazio Nicola Prezioso (nonno di Eleonora per i piu piccoli) per le informazioni sul padre don Domenico, il quale si è tanto prodigato per questa nostra chiesa.

Curiosità: all'interno della chiesa sono conservati registri battesimali e funerari a partire dal 1453, leggendoli notiamo come durante il terremoto di Sant'Anna che sconvolse la zona nel 1806 molte famiglie vennero colte dal lutto mentre celebravano il battesimo dei loro piccoli, Cameli pagò con la vita di 30 piccoli battesimandi il suo tributo al terremoto.

Se passate nei dintorni l'ultimo sabato di settembre si celebra il santo patrono con uno spettacolare incendio pirotecnico

  Santa Maria delle Grazie

Questa è senz'altro la Chiesa più suggestiva e ricca che il comune possa vantare,
l'attuale aspetto è dovuto per la maggior parte ad un uomo devoto
quanto geniale: Mario de Tollis che ha dedicato tutti gli ultimi anni della
sua vita ad affrescare ed abbellire letteralmente ogni angolo di questa chiesa.
Le origini di questo luogo di culto sono ben più che remote; risalgono forse alla nascita
del paese stesso, fu voluta molto probabilmente dai signori feudali e ha avuto periodi bui
e anni di massimo splendore.
siamo in possesso di alcuni documenti del '700 che certificano l'esistenza di
un'Arciconfraternita alla quale erano associati buona parte degli abitanti, questa
si impegnava nella gestione del patrimonio ecclesiastico e si proponeva di istruire
i propri adepti.
Anche nei racconti dei nostri nonni troviamo questa arciconfraternita ricca e facoltosa,
talvolta anche un po' bizzarra, proprietaria di vastissimi appezzamenti di terreno che poteva
permettersi il lusso che molti neanche sognavano.

La chiesa, situata in prossimità del palazzo baronale all'estrema propaggine meridionale del paese, è stato il primo luogo di culto ed ha subito moltissime
modifiche nel corso della sua storia, la nascita dell'Arciconfraternita tuttavia ha segnato un momento di svolta per il culto all'interno di questo edificio.

Inizialmente veniva identificata con l'appellativo di Santa Maria in Castellana proprio per la sua vicinanza con il palazzo baronale, simbolo del potere feudale, ma
con l'abolizione del latifondismo ha definitivamente acquisito il nome odierno.
Possiamo considerare questa chiesa una sintesi di tutte le modifiche che menti diverse ed illuminate vi hanno apportato ed è il frutto del cambiamento nel tempo.
Ha una stuttura architettonica leggermente più variegata rispetto a quella delle altre chiese santelenesi, è suddivisa in tre navate che culminano nel lato opposto a quello di ingresso con tre absidi stupendamente decorati dedicati alla Vergine e ai suoi genitori Gioachino ed Anna.
Nelle navate laterali vengono a formarsi delle cappelle, che Mario de Tollis ha voluto abbellire affrescandovi la vita e le opere di vari santi.

Da notare è la cripta situata sotto l'altare maggiore: qui sono conservate le relique di San Francesco e c'è un importante richiamo al culto dei SS Cosma e Damiano da sempre venerati dalla piccola comunità.

  La Cappella dell'Addolorata
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L'eremo dei Santi Cosma e Damiano
   

 

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La Fontana dell'Ortapiana

 

Antico punto di incontro del popolo, chiunque doveva attingere acqua per svolgere le
faccende domestiche o per preparare da mangiare, le ragazze ogni giorno con la tina sulla
testa si recavano nei pressi dell'Ortapiana per tornare a casa con l'acqua per famiglia e
coglievano quei pochi attimi per distrarsi dalle fatiche della giornata incontrarsi con le
amiche e raccontare i più "piccanti pettegolezzi" del giorno !!!

       
   
Il Palazzo Baronale

 

 

E' stata la residenza dei Conti e dei Signorotti che hanno avuto in mano le sorti del paese
per secoli, presumibilmente già agli inizi della sua storia il paese poteva vantare una struttura
simile nella sua urbanistica, infatti è sempre stato assoggettato alle volontà di questi
latifondisti. Conosciamo il nome di Ugo De Camelo, primo possessore delle terre di Cameli in
ricordo del quale abbiamo l'antico nome del paese. Le date si perdono negli archivi
malconservati dell'ex Regno di Napoli; possiamo approssimare data di nascita di questo
nobile latifondista intorno al 1200, data che sono solito usare come riferimento per la nascita
del primo agglomerato urbano.

Nei suoi Otto Secoli di vita la comunità Santelenese è stata assoggetata a varie famiglie
subentrate magari grazie alle disgrazie di quelle precedenti. Ricordiamo il nome degli Orsini,
dei Montagano, di Giovan Francesco Santomago e dei De Astuto fino a tutto il 600.
Poi seguirono la famiglia Marchesano e la Famiglia Tamburro che abitò proprio in questo
palazzo fino all'eversione della feudalità.

Spiccano nomi importanti come quello degli Orsini, ma anche nomi che ci richiamo alla
dominazione Spagnola e Borbonica del Regno di Napoli come quello di Giovan
Francesco Santomago.

 

       
   
Il Monumento ai Caduti delle Guerre Mondiali

 

Anche tanti figli di Sant'Elena presero parte a quella che sembrò la grande avventura delle
guerre prima irredentiste poi catartiche...
molti di questi giovani soldati non fecero mai ritorno a casa.

Il monumento era stato edificato sul Saletto all'indomani della fine della Prima guerra
Mondiale, ma durante il secondo conflitto è stato ingiuriato e duramente manomesso dalle
truppe occupanti e se ne è richiesto un radicale restauro. Ad oggi è situato in piazza Trento e
Trieste all'ingresso del paese.

 

       
   
Le strutture Sportive

 

campetto

 

Nonostante d'inverno siano ben pochi gli abitanti di Sant'Elena, le amministrazioni
comunali che si sono susseguite in questi ultimi decenni hanno deciso di regalare ai tanti
villeggianti lo spasso di un campo di calcio regolamentare ed uno da calcetto. posti in località
Pagliarini, un dolce declivio da sempre visto dai ragazzi come punto di ritrovo e di svago,
infatti era qui che veniva accumulata la paglia della mietitura ed era divertente
nascondersi e giocare, magari anche con qualche nuova conquista amorosa.

 

       
   
Il Calvario

 

 

Nel Centenario del cambio del nome da Cameli in Sant'Elena Sannita gli abitanti
hanno voluto regalarsi il restauro di un'opera piccola quanto significativa,
situata su un fazzoletto di terra all'estrema propaggine del paese.

L'antica struttura era stata seriamente danneggiata dall'acqua e dalle intemperie, le maioliche
dipinte da don Domenico Prezioso erano ormai quasi irriconoscibili e se ne rendeva
urgente e necessario il restauro, si decise (in maniera quantomeno discutibile)
di acquistare alcune tele di un artista santelenese a mio avviso di gusto
eccessivamente moderno per rimpiazzare affreschi di più di un secolo.